Impressioni di terre lontane

La geografia impazzisce: come ragnatele si impigliano meridiani e paralleli. La memoria offre alla moda percorsi dimenticati in un mondo ormai lontano: ricami del Punjab, antichi sari di Benares, broccati del Rajastan, lane finissime del Belucistan e del Kashmir, phulkari del Bhatinda, veli nuziali del Kerala, batik di seta indonesiani. Con il suo passato di viaggiatrice, che potrebbe trovare degne collezione nel “Manuale dei luoghi fantastici” (di Manguel e Guadalupi), Giuliana Cella dà al suo lavoro un nomadissimo interiore, una ricchezza di culture e suggestioni diverse, gusti e umori che fino ad oggi hanno avuto scarso diritto di cittadinanza nell’abbigliamento, Perché portano colori indiani, l’eleganza naturale dell’Oriente, languori birmani, preziosismi del Laos, con sete spolinate a mano e ricami eseguiti con una pazienza ormai ignota.

Dalla sua collezione personale di tessuti antichi, Giuliana Cella ha scelto, ed espone, Jamawar del Settecento, Kashimr di inizio Ottocento tessuti u piccolissimi telai. Li trasforma anche in abiti, naturalmente. Camicie ampie come scialli, tuniche doppiate, caban dal grande colletto, forme che scivolano sul corpo dolci e sensuali.

Chi si lascia abbracciare da queste impalpabili organze di seta, questi kashmir morbidi con lunghi profili ricamati, può davvero provare, in quel momento, l’inebriante sensazione di essere una regina.

Impressions of far-off lands

Geography gone crazy; meridians and parallels tangled into cobwebs. Memory transports fashion along forgotten routes into a far-away world: embroidery from the Punjab, antique saris from Benares, brocade from Rajastan, fine woollens from Beluchistan and Kashmir, phulkari from Bhatinda, wedding veils from Kerala, Indonesian silk batik. Giuliana Cella is a traveller worthy of inclusion in the “Manuale dei luogi fantastici” (Manual of fantastic places) (by Manguel and Guadalupi) and expresses, in her work, an inner nomadism, a wealth of culture and different influences, tastes and moods that until now were not too welcome in the world of clothing, because they introduce the colours of India, the natural elegance of the East, Burmese tenderness, ornamentation from Laos and hand-woven silks and embroidery done with a patience that is now a thing of the past.

Out of her personal collection of antique fabrics, Giuliana Cella has selected, and is showing, eighteenth century jamawar, early nineteenth century cashmere and late nineteenth century phulkari and bagh, woven on very small looms. Of course, she also transforms them into garments. Loose shawl-like shirts, doubled tunics, cabans with big collars, sweet and sensual shapes that glide over the body.

When a woman is enveloped in these filmy silk organzas, these soft cashmeres with their long embroidered borders she can really feel, at that moment, the exhilarating sensation of being a queen.